lunedì 27 marzo 2017

LA MIA TORTA PASQUALINA PER IL CLUB DEL 27


Era da molto tempo che desideravo fare la Torta Pasqualina. E' una delle poche sfide che ho saltato da quando partecipo all'Mtchallenge, la n. 23 per l'esattezza. Poi l'ho saltata anche quando era contemplata nella rubrica Il Tema del Mese che faceva  da corollario ad una sfida successiva, la n. 46,  sulle torte salate a base di pasta brisée.  Lo stesso tema viene ripreso  questo mese per il Club del 27 e questa volta non me la sono lasciata sfuggire!

Che cos'è Il Club del 27? Chi ancora non lo sapesse, trova tutte le spiegazioni qui.  Il tema del mese riproposto  dal club, legato alla sfida che si è appena conclusa, ovvero la n. 64 Le Terrine, riguarda timballi, torte e pies da tutto il mondo, inclusa la pasqualina, ovviamente. Sul sito Mtchallenge, la lista completa delle partecipanti, ovvero le :


con fantastiche esecuzioni di altre torte salate con verdure, per lo più liguri ma anche erbazzone, torta al testo, timballi sontuosi come quello del Gattopardo, le british pies, empanadas galegas ma anche sarde, la tortilla marocchina, la tarte flamiche,  e tante torte dolci come la chocolate tarte e la tarte tatin....

LA MIA TORTA PASQUALINA


Ingredienti per una tortiera da 18-20 cm  di diametro
(ridotti in proporzione alla mia teglietta, rispetto ai quantitativi originali per una teglia più grande, come da istruzioni di Vitto, La Cucina Piccolina per la sfida suddetta)

Pasta:
200 g di farina "0", meglio se Manitoba.
20 g d'olio extravergine d'oliva
50 ml di vino bianco secco
50 ml di acqua
un pizzico di sale

Impastare gli ingredienti fino ad ottenere una pasta liscia, omogenea ed elastica. Formare un cilindro, tagliarlo in 5 parti uguali e formare con ogni pezzetto una pallina. Far riposare le palline di pasta coperte con un canovaccio inumidito per 1-2 h. 

Ripieno:
800 g di bietole
1 spicchio d'aglio (piccola variante personale, l'originale prevede la cipolla)
120 g di ricotta vaccina + 50 g di yogurt naturale denso, perfetto è quello greco,  in sostituzione della tradizionale "prescinseua" genovese , la tipica cagliata fresca di latte vaccino, leggermente acidula, protagonista delle torte salate liguri e della famosa focaccia di Recco, che si trova solo in Liguria. 
35 g di parmigiano reggiano grattugiato
6 rametti di origano fresco (l'originale prevede la maggiorana ma io non la amo)
olio extravergine d'oliva, sale, pepe qb
2 uova intere

Pulite le bietole, togliendo quasi tutta la parte del gambo, tagliatele a strisce e saltatele in padella con l'olio e l'aglio spremuto nello spremi aglio, infine unite un po' di foglioline d'origano fresco (o maggiorana). Le bietole devono asciugarsi molto bene, per evitare che rilascino umidità in cottura all'interno della torta. 
In una ciotola lavorate la  “prescinseua” o la ricotta e lo yogurt  con il parmigiano grattugiato, unite il restante origano o maggiorana, regolate di  sale e pepe.
Stendete una pallina in una sfoglia sottile e foderate il fondo e le pareti di una teglia tonda unta d’olio facendola un poco debordare (ungete anche il bordo della teglia altrimenti la pasta si strapperà quando dovrete arrotolarla) Ungete  d'olio la superficie della prima sfoglia,  stendete la seconda sfoglia, mettetela sopra la prima.
A questo punto ci sono due modalità d'esecuzione: la prima, la più antica prevede che vengano versate prima le bietole, poi il formaggio, separatamente. Un'altra versione prevede invece di mescolare erbette e formaggio insieme. Io ho seguito quest'ultima:


Con il dorso di un cucchiaio formate due incavi  a distanza regolare e in ognuno rompete un uovo; salate e pepate e versate un filino d’olio su ognuno. Le altre 3 sfoglie devono essere tirate sottilissime e non devono assolutamente avere buchi; secondo il trucco insegnato da Vitto bisogna tirarle  prima  con il matterello e poi bisogna aiutarsi  allargando la sfoglia con i pugni infarinati e ruotandola facendo molta attenzione a non bucare la sfoglia.


Tirate la prima delle tre sfoglie e coprite il ripieno facendo debordare la sfoglia di lato. Ungete bene la superficie con un pennello o con le dita delicatamente (sotto ci sono le uova intere!!!). Appoggiate la seconda sfoglia, ungete bene, appoggiate al bordo una cannuccia per soffiare aria fra uno strato e l’altro di pasta del coperchio, appoggiate l’ultima sfoglia e ungete anche questa molto bene. A questo punto arrotolare il bordo a cordoncino (se è troppo tagliarne una parte con le forbici).
Se usate una cannuccia con il gomito non ci sarà rischio che qualche micro goccia di saliva arrivi alla torta, terrore di molti!!! Una volta si usava un maccherone lungo!
Quando è ben gonfia come un palloncino togliete rapidissime la cannuccia e sigillate l’apertura.
Infornare a 180° per 40-50 minuti o fino a doratura della pasta.
Appena tolta dal forno spennellate delicatissimamente di olio. Raffreddandosi la pasta si ammorbidirà e, se l’avrete fatta abbastanza sottile, scenderà come un velo!


NOTE: E' evidente che qui ho sbagliato qualcosa, oltre a non aver tirato la sfoglia sottilissima come  spiegato, il mio forno me l'ha un po' bruciacchiata perché inavvertitamente ho spostato la manopola della temperatura del forno portandola a 200 ° C e l'ho salvata per un pelo! A cottura ultimata mi sono dimenticata di ungerla e non si è seduta come un velo ma si è un po' crepata. Però era buona e, come hanno commentato in molti nel club quando hanno visto la foto, meglio un po' più cotta che cruda. E consoliamoci così, era buona davvero ma la rifarò sicuramente magari proprio per Pasqua!!













domenica 19 marzo 2017

LA DISPENSA DEL FATTORE AL RISTORANTE AL CORSO, LUCCA

Una bella serata, mercoledì 15 marzo al ristorante Al Corso a Lucca.
Organizzazione impeccabile e ben orchestrata da Claudia Marinelli, titolare dell'agenzia DarWine&Food,  recente piacevole scoperta, grazie all'invito da parte di Amelia De Francesco di Cook_inc, a partecipare alla giuria della gara per chef emergenti, sempre a cura di DarWine&Food,  al Desco di Lucca 2016, vedi articolo Poverimabelliebuoni.

Fu proprio Luca Pantani, classe 1981, chef del ristorante Al Corso,  ad aggiudicarsi il titolo di chef emergente lucchese e dopo alcuni mesi abbiamo avuto la possibilità di riassaggiare il piatto vincitore: la dispensa del fattore e un intero menu ispirato alla filosofia del giovane chef, basata sulla semplicità e sul recupero delle tradizioni della sua terra. A sostenere la sua creatività, prodotti d'eccellenza provenienti da realtà artigiane lucchesi, accuratamente selezionate e che condividono gli stessi intenti.

Claudia dà il benvenuto agli ospiti insieme ad Andrea Fasiello, patron del locale aperto nel 2015 insieme al socio ed amico Emanuele Rossi con le rispettive compagne Elisa Musetti e Silvia Masi, dopo aver esordito nel  2012 con il ristorante pizzeria La Conca, a Massa Macinaia di cui si occupa ora Emanuele. Nel 2016  Luca Pantani, a sua volta amico di Andrea,  approda Al Corso come chef di cucina dopo esperienze alla Locanda Vigna Ilaria, ora Pesce Briaco,  al ristorante Butterfly e alla stessa Conca. Completa lo staff di questi giovani coraggiosi e intraprendenti, il garbato e competente sommelier Gianni Pera.


Il sommelier Gianni Pera e Andrea Fasiello  con un ragazzo di sala

Amelia, nella foto a sinistra con la rappresentante della Fattoria Sardi a destra,  introduce i produttori che presentano i loro prodotti inseriti nel menu.

Ogni protagonista della serata, dallo chef, allo staff di cucina e di sala, ai conduttori e  ai produttori, ha contribuito a rendere l'atmosfera speciale, dimostrando passione, dedizione e grande professionalità con quel tocco personale, modesto ma fiero, che contraddistingue gli artigiani che hanno fatto della loro indipendenza dalle esasperate logiche consumistiche e commerciali e del rispetto dei valori della terra, un vero vanto!

Tanto di cappello dunque alla sfilata di  personaggi singolari ed interessantissimi che meriterebbero un articolo ciascuno come il macellaio lucchese Bullentini, produttore di salumi eccellenti,  il re dei fagioli rossi lucchesi e non solo Giovanni Giovannoni, che recupera antiche varietà di legumi e cereali della lucchesia, Monica Ferrucci,  la "pastora" (nella foto sopra con Amelia) di origini livornesi trapiantata in quel di Valgiano che, nel suo podere Al Carli, governa, col marito, 160 capi tra capre e pecore e 3 mucche e produce formaggi freschi che non riescono a stagionare perché vanno a ruba. E ancora la deliziosa coppia di giovani architetti-apicultori dell'azienda Diego Carmignani di Altopascio, l'angolo dolce del tavolo in cui ero stata accomodata. La cooperativa agricola sociale  Calafata, formata da una pluralità di persone, ognuna con le proprie competenze, che recupera anche chi viene da percorsi di svantaggio e marginalità. Tutti da andare assolutamente a trovare!!

Il Menù

Il cestino del pane con un ottimo casalingo a lievitazione naturale di un forno storico lucchese, ottimi anche la schiacciata e il pane alla farina di castagne e miele prodotta dalla cucina del ristorante.


Si parte con un succulento  aperitivo di benvenuto con carne di manzo  marinata dodici giorni con miele e rosmarino servita con aria di zafferano e olio extravergine d'oliva Tenuta Lenzini, abbinato a Pet- Nat 2016 IGT Toscana, Vino Frizzante - Fattoria Sardi 
Pet-Nat= Pétillant Naturel, un vino fresco, beverino e  vivace, ottenuto da uve trebbiano e moscato bianco, a fermentazione naturale che, a dispetto della definizione "frizzante" che  rimanda alla gazzosa, colpa della scellerata terminologia dei disciplinari vinicoli italiani, attrae e incuriosisce anche per il suo colore torbido dovuto alla mancata filtrazione.


Divertenti le Tre interpretazioni di carne: alla tartara,  alla griglia e impanata e fritta;  deliziosa e commovente La farinata del giorno dopo e l'erborinato, una farinata col cavolo nero praticamente "al salto" servita  su una delicata crema all'erborinato. Piatto centratissimo, originale anche nella presentazione; elogio della semplicità che conquista e scalda gli animi.
Entrambi i piatti erano accompagnati da Vermignon 2016 IGT Toscana bianco – Tenuta Lenzini , inutile dirlo : vermentino + sauvignon








e riecco La Dispensa del Fattore, ovvero Raviolo di salamella su crema di fagiolo rosso di San Ginese,caprino, cavolo nero e briciole di pane, che si conferma un gran piatto
Vino : un singolare uvaggio di Moscato d'Amburgo, mai sentito prima,  e Aleatico da vigne di 40 anni, Levato di Majulina 2014 Doc Colline Lucchesi rosso di Agricola Calafata 



Il pollo al mattone, il fagiolo all'uccelletto e i pioppini, forse il meno brillante della carrellata solo per la consistenza un po' asciutta della "mattonella" di pollo che, opportunamente calibrata renderebbe giustizia alle lodevoli intenzioni. Strepitosa la crema rastrellata di  fagioli e irrinunciabile la laccatura croccante della mattonella
Accompagna il pollo, Poggio dei Paoli 2012 IGT Toscana rosso – Tenuta Lenzini, una cuvée di uve internazionali  dove dominano le note fruttate ed erbacee dei due cabernet, franc e sauvignon, completati da  merlot, syrah e alicante bouschet



La cialda, la ricotta fresca e il miele, ovvero la sublimazione dell'essenzialità. Un millefoglie espresso composto da sottili cialde friabili  stile cannolo siciliano, fritte al momento,  ricotta vaccina freschissima al naturale,  lavorata a crema, cosparsa di miele d'acacia e  spolverata con zucchero a velo, che Luca mi prepara  in anticipo rispetto al servizio per permettermi di fotografarlo e assaggiarlo naturalmente e poi scappare via perché l'ora era tarda e io dovevo rientrare verso Castiglioncello


Nella fretta, non riesco ad assaggiare il vino da dessert in abbinamento Soleo 2012 IGT Toscana ottenuto da uve stramature Az. Agr. Valle del Sole



Scusandomi ancora per essermi dovuta congedare come Cenerentola, prima del termine del convivio, ringrazio Claudia, Amelia e i ragazzi del  ristorante Al Corso per la piacevole serata.
Mi complimento ancora con loro per la linea adottata,  perseguita con determinazione, professionalità e tanta passione che  auguro loro  di mantenere per continuare  questo  brillante percorso nella ristorazione.

Info:
Ristorante Al Corso
Corso Garibaldi, 137/139 Lucca
Telefono: 0583 057069 – Email: alcorso2015@gmail.com  - www.ristorantealcorso.it

Claudia Marinelli www.darwinandfood.com










Per i vini:

Fattoria Sardi – www.fattoriasardi.com
Tenuta Lenzini – www.tenutalenzini.it
Agricola Calafata – www.calafata.it
Az. Agr. Valle del Sole – www.valledelsole.eu


Per l’olio:
Olio Extra Vergine d’oliva
Tenuta Lenzini – www.tenutalenzini.it



Per la carne:
Macelleria Bullentini
Via S. Maria Giudice 688 – Lucca
Per il miele:
Apicoltura Diego Carmignani
Via Roma, 50 Altopascio (LU) 
Per i formaggi:
Podere Al Carli – www.villalean.com
Per i fagioli:
Az. Agr. Giovannoni Giovanni -www.gentedelfud.it
Associazione “il Rosso e i suoi fratelli” Lucca







lunedì 27 febbraio 2017

LA MIA MATCHA CAKE PER IL CLUB DEL 27 DI MTCHALLENGE


Il club del 27 è  un nuovo progetto dell'MTC che riguarda una rubrica molto amata e ambita: il Tema del Mese che viene sempre accolto appunto con grande voracità ed entusiasmo e le possibilità di partecipazione si esauriscono in un battibaleno.  Risulta un po' meno entusiasmante dunque per chi resta fuori e meno ancora per tutti, una volta che è finito  e si passa a quello successivo.
E' un "problema" del web, quello della velocità e se agli inizi ci esaltavano, questi ritmi così capaci di rinnovarsi ad ogni secondo, da qualche tempo siamo nella fase della nostalgia. Perchè non tutto merita di essere superato dal nuovo.
Così Nostra Signora dell'Mtc, Alessandra,  la mitica signora d'altri tempi  ha partorito una delle sue grandi idee e ha pensato di creare  un vero e proprio Club di amanti dell'MTC e del Tema del mese, che ogni mese abbia voglia di riprendere una ricetta di un tema di tale rubrica.

Mi sono arruolata con tessera n. 9!

Club del 27 perché pubblichiamo tutti il 27 di ogni mesedopo aver lavorato assieme, scambiandoci opinioni, dubbi e suggerimenti, condividendo successi e insuccessi, gioie e paranoie per tornare a cucinare insieme anche se lontani ma vicini grazie al web!

Come per l'Mtchallenge, sono benvenuti anche coloro che non hanno un blog, basta inviare la propria adesione a ilclubdel27@gmail.com.
Si occupano del progetto, oltre alla sopracitata Alessandra, che vigila come la dea kali su tutto quanto, Ilaria Talimani del blog Soffici, Francesca Carloni del blog Ricette e vignette e Valentina De Felice del blog Di verde e di viola, con specifica attenzione ai social (FB, instagram di sicuro e Pinterest)
Sul sito Mtchallenge  ci sono i links ai blog di  tutti i membri che partecipano con le rispettive interpretazioni del tema.

Il tema che abbiamo scelto per l'esordio del club è quello delle Layers' Cakes, fatte al tempo della sfida n 27 del febbraio 2013 sulla Red Velvet.  Il legame con il pollo fritto, oggetto  della sfida n. 63 di questo mese di febbraio , è dato dalla cucina degli Stati del Sud, della cui pasticceria le torte a strati sono la parte più emblematica.

Fra le layers cakes, io ho scelto la Matcha cake, una torta preparata con il prezioso  tè giapponese Matcha, che avevo assaggiato per la prima volta proprio in Giappone, nel 2004 per la precisione. Poi quando torte, tortine e biscotti al tè Matcha avevano iniziato ad essere di moda, distrattamente non l'avevo mai presa in considerazione. Arrivo lunga, come per i macarons ma ci arrivo.
E' capitato che all'annuncio della creazione della nuova rubrica, un sabato di febbraio, avendo intenzione di fare l'indomani, il dolce domenicale che il consorte mi reclamava, decisi di aderire al club e di fare proprio un dolce a strati scegliendone uno fra quelli della lista del Tema del Mese.
Mi precipito al negozio bio più vicino, sicura di trovare il Matcha e lo trovo e lo pago a peso d'oro pur di farlo!!!

Il tè matcha è una varietà pregiata di tè verde giapponese Gyokuro, che deve la sua colorazione intensa ed i suoi aromi delicati ad una lavorazione particolare, effettuata quattro settimane prima del raccolto di maggio: le piantagioni sono ricoperte da dei teli scuri che, riducendo il quantitativo di luce assorbita, stimolano la formazione della clorofilla; le piante poi vengono raccolte a mano e successivamente macinate a pietra dopo l’essiccazione.

Le pregiate qualità contenute nelle sue foglie (principalmente antiossidanti, vitamine e beta carotene) sono maggiormente assimilate dal nostro organismo rispetto a quelle di altri tipi di tè verde in quanto viene preparato per sospensione e non per infusione: si unisce il tè alla dose necessaria di acqua in proporzione e lo si stempera attraverso l’apposito frullino in bambù che lo rende schiumoso.

E’ un tè delicato  che subisce molto i fattori che lo circondano, quindi deve essere conservato al riparo da luce, calore e aria.



Una torta particolare che ripropone la nota raffinata del tè verde ma per  niente dolce e dalla consistenza spugnosa, perfetta per accogliere bagne e farce; va dunque  arricchita e addolcita con una farcia o una copertura/glassa. Una volta farcita deve riposare in frigorifero. Il giorno successivo sarà perfetta se resistete a non assaggiarla prima!
Ho pensato  ad una farcia al cioccolato bianco perché il tè verde può offrire sfumature cioccolatose e l'abbinamento col cioccolato viene da sé, inoltre il cioccolato bianco mi garantisce una buona dolcezza. Vedrei bene comunque anche altri abbinamenti dolci dal gusto delicato e morbido come una chantilly profumata alla vaniglia o magari una marmellata di cachi e vaniglia, come ha proposto Claudia Primavera, blog La pagnotta innamorata, con la quale ho avuto uno scambio via messenger a proposito dello stesso dolce.


MATCHA CAKE CON GANACHE MONTATA AL CIOCCOLATO BIANCO

Ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametro

105 g albumi (3 albumi medi)
60 g tuorli (3 tuorli medi)
45 g farina debole (00)
45 g + 10 g di zucchero semolato finissimo
20 g + 30 g acqua
30 g di olio di mais (io extravergine d'oliva dal gusto delicato)
5 g tè matcha
la punta di un cucchiaino di cremor tartaro

GANACHE MONTATA AL CIOCCOLATO BIANCO E THE' MATCHA
100 g di cioccolato bianco
120 ml di panna liquida
60 g di granella di pistacchi
1 cucchiaio di zucchero a velo
1 cucchiaino di tè Matcha
zucchero a velo qb


Scaldate il forno a 160-150° C gradi, la temperatura dipende dal proprio forno.
Preparate uno stampo, o un cerchio, con diametro 22 cm
Portate a bollore 20g di acqua, stemperatevi all’interno la polvere di tè matcha, quindi aggiungete gli altri 30g d’acqua fredda e lasciate raffreddare completamente. 
Mescolate in una ciotola i tuorli con una frusta, poi aggiungetevi 10 g di zucchero, senza montare.
Versate l’olio, mescolate,quindi aggiungete il thé matcha raffreddato. Unite la farina e mescolate, ottenendo così un composto leggermente grumoso.
A parte montate gli albumi con il cremor tartaro e, quando iniziano ad addensarsi, unite il restante  zucchero in due volte, fino ad ottenere una massa lucida e che, se alzate la frusta, forma una punta stabile.
Montate leggermente il composto con i tuorli e unitevi in tre volte la massa di albumi montati,  mescolando dal basso verso l’alto con una spatola.
Versate nello stampo ad un altezza di circa 3 cm, livellate ed infornate per 50-55 minuti, finché si formano delle leggerissime crepe in superficie e premendo non rimangono le impronte delle dita.
NON APRITE IL FORNO PRIMA DI 35-40 MINUTI come per il pan di Spagna.
Per verificare la cottura fare la prova stecchino, deve uscire asciutto. Sfornate, lasciate intiepidire un poco,  quindi passate la lama di un coltello sul bordo dello stampo,  togliete la torta dallo stampo e mettetela su una gratella per dolci fino a completo raffreddamento.


Per la farcia: sciogliete il cioccolato, ridotto a scagliette, a bagnomaria a fiamma dolce o nel microonde a media potenza per 10-20 secondi con 20 ml di  panna liquida. Fate raffreddare un poco.  
Semi-montate   la restante panna freddissima, unite  la polvere di tè e lo zucchero a velo e finite di montare. 

Dividete a metà la torta, farcitela con la ganache al cioccolato, tenendone da parte un paio di cucchiai per i bordi. Spalmate i bordi con la farcia, fate aderire la granella di pistacchi. Cospargete la superficie della torta con abbondante zucchero a velo e decorate a piacere con qualche granello di pistacchio. Lasciate riposare in frigorifero 24 h prima di consumarla, se resistete!








martedì 14 febbraio 2017

IL POLLO FRITTO CON VERDURE CROCCANTI IN AGRODOLCE E SALSA AL RAFANO PER L'MTC N. 63


Può un pollo avere quattro cosce?
Certo che può! Niente di nuovo in cucina: la necessità aguzza l'ingegno! Come quello leggendario di  mia zia Valentina, che dovendo accontentare tre figli affamati che reclamavano ognuno la coscia e avendo a disposizione un pollo soltanto, aveva  scaltramente trasformato le alucce in coscette, così ne toccava una pure a lei!  
Perché tutto quanto fa MTC cari miei!! E questo mese con l'Mtc n. 63 si friggono polli!!


Tutta colpa merito di Silvia Zanetti, la  bravissima vincitrice dell'appassionante sfida precedente sui macarons. Prima "anche no", ovvero una non blogger, a vincere una sfida mtchallenge! Non blogger per poco però, ha già il  dominio e quindi è prossima all'apertura del suo blog www.officinagolosa.com. Finalmente! L'abbiamo lavorata ai fianchi fino a che non ha ceduto!

E dopo la vittoria, la nostra Silvia ha ricevuto "la chiamata" e non ha avuto dubbi nel proporre il POLLO FRITTO. Cito le sue parole : questa ricetta ha conquistato tutto il mondo, dallo street food ai tre stelle Michelin passando per il fast food e l’agriturismo, non c’è nessuno che non l’abbia proposta nella sua personale versione. Comfort food per eccellenza, di fama internazionale, si presenta caldo a tavola o freddo al picnic, da mangiare con le posate o con le mani, infonde allegria, appaga l’anima, dà dipendenza!.......con quel misto di croccantezza e morbidezza fa impazzire le papille gustative, il suo profumo rapisce come il suono del flauto del pifferaio magico e il suo sapore impregna le mani tanto da leccarsi le dita. In più se aggiungiamo una salsina golosa dove tuffare la carne e due pickles sfiziosi che completano il piatto, il gioco è fatto!

E allora giochiamo!
Ma come ogni gioco che si rispetti, esistono delle regole. Seguendo scrupolosamente le regole mtcine, dobbiamo proporre due tipologie di pollo fritto, una che rispecchia fedelmente una delle due proposte di Silvia  e una seconda creativa ma sempre sulla base di una delle due proposte.
Tutti i dettagli riguardo alla marinatura, panatura e frittura nel post di Silvia
Tips & Tricks e approfondimenti utilissimi sul sito Mtchallenge

E non ultima: l'infografica della mitica Dani del blog Acqua e Menta, semmai vi voleste cimentare nello squartamento di un pollo intero, come ho fatto io perché non avevo letto bene che non era obbligatorio partire dal pollo intero!! Ma dopo il disossamento della sfida n. 51, questa è stata una passeggiata ;-) E mi sono pure presa un bel pollo ruspante, di quelli allevati a terra, bio, no ogm e chi più ne ha più ne metta!! Col risultato che la sua carne è ottima ma la pelle è più spessa e ha tanto grassino sottocutaneo. Poi ci ho messo del mio, ho  ricavato delle coscione ad "ascia" più che a clava, come qualcuno ha suggerito, anziché i fusi dove l'invadenza della pelle invece è minima e più sottile, soprattutto se d'allevamento tradizionale. E con i soli fusi, il paragone con le finte cosce, ricavate dalle alette, sarebbe stato più evidente. E' andata così...


Comunque, nella sequenza in basso si vede come scarnificare bene gli ossicini dell'aletta, si rivolta tutta la polpa su se stessa, si recidono gli ossi e si mantiene solo l'ultimo che regge la finta coscia. Più o meno, il risultato è questo, quella in primo piano è riuscita decisamente meglio di quella in piedi!!


Per quanto riguarda  la proposta creativa, mi sbizzarrisco, neanche tanto perché non domino bene la materia e quindi mi muovo con cautela, giocando con l'aromatizzazione della  marinatura, cercando una sfumatura affumicata senza andare a disturbare complessi sistemi di affumicatura. Lampadina! Il pimentòn spagnolo, cioè la paprika affumicata, che adoro, dovrebbe fare al caso mio.
Opto per il latticello, versione più facile con latte e yogurt, aggiungo anche la paprika forte perché un po' di pizzicore non guasta. Completo con alloro, ginepro, scorza di limone e  aglio. Per la panatura, scelgo la versione solo farina e  mi sarebbe piaciuto inserire  il sesamo, magari  nero che offre un bell'effetto cromatico e aggiungerebbe aromaticità al fritto ma temo mi bruci durante la frittura del pollo, invece andrebbe bene per un'acciughina che sta nell'olio neanche un minuto. Mi accontento allora della farina di semola di grano duro, al posto della farina di grano tenero, che conferisce maggiore croccantezza pur senza l'uovo.
La versione con la panatura farina+uovo+pan grattato è fedele all'originale proposta da Silvia.
Per entrambe, l'accompagnamento è costituito da verdure croccanti in agrodolce e salsa al rafano e così c'è tutto: morbido, croccante, dolce, salato, agro e piccante e pure affumicato!

Ingredienti per 2 persone

POLLO
1 pollo ruspante, allevato a terra da 1,2 kg di cui utilizzare: cosce e sovracosce e  alette
Il petto l'ho messo da parte e con le carcasse ho fatto il brodo. Attaccata alle carcasse c'era tanta polpa ancora. Con quelle si andrà di crocchette!! Fritte pure loro, naturalmente.


MARINATURA CON LATTICELLO ALLA PAPRIKA AFFUMICATA, PANATURA CON FARINA DI SEMOLA DI GRANO DURO
per una coscia e sovracoscia + un'aletta finta coscia

125 g latte parzialmente scremato
125 g yogurt magro
5 ml succo di limone filtrato
la scorza di mezzo limone non trattato
1 cucchiaio abbondante  di paprika affumicata
1 cucchiaio di paprika forte
1 spicchio d'aglio grande
qualche bacca di ginepro
1 foglia di alloro grande
In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli,  il succo e la scorza di limone, la foglia di alloro spezzata, l'aglio spremuto nello spremi-aglio, le bacche di ginepro incise con la punta di un coltello e schiacciate e le due polveri di paprika. Lasciate a temperatura ambiente per 15 minuti circa e poi versatelo sulla carne, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte. Io l'ho lasciato dalle h 22 alle h 11 del giorno successivo.

PANATURA
100 g di farina di semola di grano duro
un cucchiaino di sale
Olio extravergine d'oliva vecchio, ben conservato, che ha perso il suo carattere forte : 1,5 l

Le due panature: sx la panatura con pan grattato e uovo, a dx quella con la
farina di semola di grano duro

Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.
Rimuovete il pollo dalla marinatura, lasciatelo scolare sopra una gratella posta su un foglio di carta da forno per mezz’ora almeno. Preparate una ciotola abbastanza capiente per contenere i  pezzi di pollo  e metteteci la farina con il sale.
In alternativa mettete farina, sale e pepe dentro un sacchetto alimentare capiente.
Prendete i pezzi di pollo, metteteli nella farina ed infarinateli pressando leggermente le carni oppure inseriteli nel sacchetto, chiudetelo ed agitate finché tutti i pezzi non saranno ben infarinati.
Scuoteteli per eliminare la farina in eccesso ed appoggiateli sul piatto preparato in precedenza.
A questo punto prendete una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa.
Se non avete il termometro mettete un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.
Immergete nell’olio i  pezzi di pollo (e in generale non più di 2-3 pezzi alla volta), sostenendoli con la schiumarola altrimenti toccherebbero il fondo e si brucerebbero troppo. Poi appena incominciano a dorare, usate la schiumarola per schiumare ed eliminare piccoli pezzi che si staccano e tendono a bruciare velocemente e dare un gusto cattivo all'olio.  Osservate l’olio: il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più . Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolatelo dall’olio ed appoggiatelo sul piatto con la carta assorbente.
Una volta asciutto, se desiderate, potete tenerlo al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.
Dopo qualche minuto di cottura,  ho misurato la temperatura al cuore di entrambi i pezzi di pollo che, su suggerimento di Greta deve raggiungere 80-85 ° C.  La coscetta piccola ha impiegato 6 minuti, quella grande un paio di minuti in più. Entrambi i pezzi di pollo sono così risultati ben dorati esternamente, ben cotti ma morbidi e  ben umidi all'interno.


MARINATURA CLASSICA CON LATTICELLO e PANATURA FARINA, UOVO, PAN GRATTATO
per una coscia e sovracoscia + un'aletta finta coscia

LATTICELLO
125 g latte parzialmente scremato
125 g yogurt magro
5 ml succo di limone filtrato

In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli,  infine unite  il succo di limone. Lasciate a temperatura ambiente per 15 minuti circa e poi versatelo sulla carne, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte. Io l'ho lasciato dalle h 22 alle h 11 del giorno successivo.

PANATURA
100 g di farina
100 g di pan grattato
2 uova grandi
un pizzico di sale e pepe
Olio extravergine d'oliva vecchio, ben conservato,  che ha perso cioè  il suo carattere forte,  : 1,5 l

Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.
Rimuovete il pollo dalla marinatura, lasciatelo scolare sopra una gratella posta su un foglio di carta da forno per mezz’ora almeno. .
Mettete le uova in una ciotola capiente, mescolate con una forchetta, salate e pepate.
Ponete il pan grattato e la farina in altre due ciotole distinte altrettanto capienti.
Prendete i pezzi di pollo alla volta, passateli nella farina pressando leggermente le carni e scuoteteli per eliminare la farina in eccesso. Poi immergeteli nell’uovo ed infine passateli nel pan grattato pressando nuovamente le carni.
Appoggiate il pollo sul piatto fondo.
Se desiderate una crosticina più consistente potete fare una doppia panatura nel pan grattato cioè pan grattato/uovo/pan grattato.
A questo punto prendete una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa.
Se non avete il termometro mettete un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.
Immergete nell’olio i due  pezzi di pollo (e in generale non più di 2-3 pezzi alla volta), sostenendoli con la schiumarola altrimenti toccherebbero il fondo e si brucerebbero troppo. Poi appena incominciano a dorare, usate la schiumarola per schiumare ed eliminare piccoli pezzi che si staccano e tendono a bruciare velocemente e dare un gusto cattivo all'olio.  Osservate l’olio: il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più . Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolatelo dall’olio ed appoggiatelo sul piatto con la carta assorbente.
Una volta asciutto, se desiderate, potete tenerlo al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.


VERDURE CROCCANTI IN AGRODOLCE

350-400 g di verdure miste tagliate a bastoncini/julienne : cavolo cappuccio viola e bianco, sedano, carote, cipolle rosse
due cucchiai d'olio evo
due cucchiai d'aceto di miele (avete letto bene, non è un errore di battitura ma va bene anche quello di mele eventualmente. l'aceto di miele è una recente scoperta, non è aromatizzato, è proprio fatto con il miele ed ha un retrogusto inconfondibile, elegantissimo)
un cucchiaio di miele d'acacia
un cucchiaino di sale fino
un cucchiaino di semi di coriandolo schiacciati/spezzati in punta di coltello
un cucchiaino di semi di cumino come sopra
il succo di mezza arancia
qualche ciuffetto verde di finocchio

Scaldare l'olio in una padella capiente e antiaderente a fuoco medio, buttare nella padella tutte le verdure e le spezie, rosolare a fuoco vivo, irrorare con l'aceto e il succo d'arancia, condire con il miele e il sale. Far andare due-tre minuti al massimo, si devono appena appassire ed  insaporire ma devono rimanere molto croccanti. Aggiungere i ciuffetti di finocchio a fuoco spento e mescolare.

SALSA AL RAFANO
un vasetto di yogurt magro da 125 g
1 cucchiaio colmo di rafano fresco grattugiato (modulare secondo il proprio gusto e secondo il grado di pungenza della radice, a me piace forte)
1 cucchiaino di miele d'acacia
1 cucchiaino di aceto di miele
Mescolare tutti gli ingredienti e stop!

Foto interni:a sx la panatura con pan grattato e uovo, a dx quella con la farina di semola di grano duro

Considerazioni finali: come primo esperimento di pollo fritto, mi dichiaro abbastanza soddisfatta anche se non è facile tenere sotto controllo la temperatura dell'olio per un tempo così prolungato. Un altro problema, nel mio caso, è stata la pelle del pollo ruspante nella parte delle sovracosce, troppo spessa e grassa. Nei punti critici, abbiamo tolto la crosticina del fritto, eliminato la pelle, mangiato un boccone di pollo e sgranocchiato la crosticina a parte!! 
In quello creativo la nota affumicata è risultata corretta,  esattamente una sfumatura come intendevo. Bene no? Anche il marito ha gradito. Evviva!  E vissero tutti fritti e contenti....